ISLANDA RAID 2005

IL RACCONTO

15 Luglio - 8 Agosto 2005

Banalità per cominciare.

Quando decidi di far un viaggio a Nord, dico lassù in alto, lo sai che d' estate, quando il sole non và a dormire, il primo impatto con le notti "bianche" ( si può dire ? ) è una specie di shock.

L' aereo poi, preso a tarda ora da Milano, con il suo "ventre sterile", è li apposta a confonderti le idee. Difatti, brigate le formalità ( bagaglio che, essendo nei "voluminosi", non arriva mai in primis ! ), esci sul piazzale dell' aeroporto ( Keflavik ) e guardi l' orologio... che segna l' una di notte.

Fai fatica ad accettarlo, ti vien più logico portar indietro le lancette !!

Il bello è che "potendo vedere", ti gusti ( non un granchè ) il panorama, nel mio caso quello dal finestrino dell' autobus che mi sta portando in città, la Capitale.

Sonnecchio nei 40 km scarsi, non mi riesce di "dormire duro", e sarà così per un paio di notti almeno, la luce... dà noia, non ci sono abituato.

Poi, in viaggio-pedalato, per fortuna, sulle "tapparelle" ( in tenda ?!! ), prevarrà la stanchezza.

International Camping di Reykjavik, come recita la guida, un vero crocevia per chi arriva ( spaesato per la luce, come detto ), per chi torna, magari con la faccia bruciacchiata dal sole, quelli che l' isola... se la son goduta !!

Non vedo l' ora !

Non passa mezza giornata, solo una mattinata lunga in centro, bello, pulito, ordinato, pure troppo !! Mi sembra "Lugano" e dunque, alzo i tacchi. L' islanda che vado cercando è tutt' altro.

Ripeto, una bella cittadina, un bel centro, palazzi di vetrocemento che si mischian alle case vecchia maniera in legno e lamiera, modernità hi-tech e tradizione/conservazione.

Un pomeriggio-sera-notte ( faccio confusione ndr ) a sistemare il carico, rimontare la bici, "storeggiare" lo scatolone che l' ha portata fino a qui e domattina si parte.

E lo si fa non prima d' aver scattato la foto di rito davanti a quel gran bel pezzo d' acciaio scintillante in riva al mare ( incazzato parecchio ), una nave vichinga stilizzata.

A destra ora, verso l' interno, seguendo una linea orizzontale ad incrociare la prima vera pista dell' isola, strada n.35.

Qui si comincia a ragionare, Islanda verde e rigogliosa, le vecchie case di torba, le prime strade non asfaltate.

Il tempo fa le bizze, ma a dar fastidio, anzi, "rompe proprio", è il vento.

E' tosta qui la faccenda, se lo hai contrario "è grigia", come quella nuovola lassù, come quel cielo lassù...cazzo, piove !!

In uno "stupido-passaggio", quello che succede qui, a due passi dal Polo, tempo che muta in un attimo, temperatura media sui 15 gradi e l' effetto wind-chill che "ti frega". Assai !!

Ora ti spieghi il perchè di questi capanni arancio-fluo aperti anche in piena "estate". Casette d'emergenza dove trovare riparo, magari un pasto, di sicuro un libro da firmare.

Ho passato Gullfoss, con l' omonima cascata, il "verde" è mischiato asfalto con brecciolino, ora però solo terra ( e anche sabbia compatta ) dura.

E' la n. 35, la pista di Kjolur che da sud corre a nord verso la seconda città per importanza dell' isola, Akureyri.

Il nulla, per tre giorni sarà così, solo coi miei pensieri, solo con le mie tre cose nelle borse, un fornello, qualche snack, dei noodles, fotocamera e videocamera, una tenda. Stop.

Si corre su pista tra ghiacciai distanti si e no 30 km tra loro, si toccano i 1000mt metri di quota e ci si... brucia le orecchie !!

I 1000mt quassù si fan sentire, il sole quando c'è scalda parecchio, il vento è traditore e la crema non ti vien di metterla. Così ci si rovina.

Ma è nulla rispetto al freddo nelle ossa che, la notte, poggiando terra nella tenda, si fà sentire. Solo la fatica d' una giornata a mulinar rapporti mi garantisce di sonnecchhiare.

Il posto, beh, foto a lato, valutate voi se non è da "cartolina" ! Il nulla, ma "quello bello" però !

Niente di niente all' orizzonte per km e km. Wow.

A ricordarti che "esiste" un mondo civilizzato un totem di cartelli direzionali.

E' segnata bene l' Islanda, e per fortuna mi vien da aggiungere, visti i pochi mezzi incrociati in questa 4gg desertica !!

Cambierò idea non appena messe le ruote su asfalto, ad Akureryri, come indicato, diretto al solito international camping.

Qui, "attimi di vero godimento" : nel rest-day che mi concedo provo una locale hot-pot, tradotta, la pentola calda dove rilassarsi tra i 32 ed i 42 gradi immersi in acqua.

Esperienza che da sola vale il biglietto aereo, se poi la immaginate ( come succeso a me ) all' aperto con un tempo non propriamente estivo ed una pioggerellina primaverile a 12 gradi esterni....

Vabbè, torniamo a noi. Prossima destinazione il lago Myvatn, i suoi moscerini e, dietro la montagna che lo circonda, magma che ribolle nelle pozze di in una delle zone geotermiche più osservate/seguite.

A seguire, assolutamente imperdibile, Askja, il suo cratere, il suo lago di zolfo. Essì, Askja è uno di queli luoghi che "una volta nella vita.."

Per arrivarvici una faticaccia immane, per via della sabbia molle, di qualche guado ( il bello arriva dopo ) e di un sacco di mosche ( mai viste cosi tante e così...bastar.. ehm, fastidiose ) nel campeggio a metà strada.

Una volta a destinazione, complice poi la giornata "perfetta", ci si sente appagati, odore a parte, il fondo "muschioso" e molle del laghetto, è li ad attenderti.

Tradizione vuole che il bagno lo si faccia nudi, lo fanno tutti ( quei 4 gatti che son saliti oggi fino a qui, ma, soprattutto, scesi nel cratere ), mi adeguo.

Se portavo l' asciugamano però...

L’asciugamano nelle borse della bici, la bici a valle, una mezz'ora scarsa da qui, al confine con la riserva naturale in cui mi trovo.

Giusto così, anche se... una bella pedalat quassù sarebbe stata un bello "spot".

Tra un calcio a qualche piccola pietra pomice, che colora quel fondo del terreno altrimenti nero-lava, e una palla di neve ( dico il vero, ricordate siamo a due passi dal polo ! ) eccomi di rientro ad inforcare la mtb.

Sorpresa negativa : la pista che mi avrebbe portato diritto alla ben più nota ed impegnativa Sprengisandur è chiusa.

Il cartello parla chiaro, il caldo record ( ma oramai è così da un pezzo... e dovremmo cominciare a pensarci !! ) di quest' anno ha portato ad uno scioglimento oltre il normale del ghiacciaio e...

E il fiume, ingrossandosi, ha invaso la pista e la piana dove scorre. Impossibile dunque collegarsi, ad un certo punto, solo acqua.

E io di fiumi qui, parecchio gonfi e "indemoniati" ne ho visti, meglio non fare l' eroe e girare. Peccato solo debba rifare la strada di prima.

E peccato solo che mi rimanga come alternativa la n. 1.

Trattasi della Ring Road, l' unica strada interamente asfaltata che percorre il periplo dell' isola. Noiosissima.

Per la Sprengisandur, la vecchia strada che va a lambire a nord il ghiacciaio più grande d' Europa ci sarà occasione, rifare un 300 km di strada già macinata va contro il mio "credo".

E allora si cambia, nel mirino le mete "classiche", inteso da "turista doc".

Eccomi passare in rasssegna un Parco Riserva e il punto più "pulmanizzato" d' Islanda con i suoi iceberg che corron verso il mare tra flash e...giapponesi !! Bah !!

Foto di rito ( come, ne parlo male e poi non mi sottraggo ? ) e si va, verso ovest, verso il Langmannalaugar, nome complicato di un posto da non perdere.

Cosi dice la guida.

Intanto piove, tira vento,. e che vento !! In assoluto un tempaccio così non me lo aspettavo dico il vero.

45 minuti per fare 3,5 chilometri sembran una cassata, l' ho provato, sò cosa vuol dire, garantsco, insomma, fidatevi. Amazing !!

Forse è bene pedalare, raggiungere 'sta benedetta deviazione, verso l' interno il tempo dovrebbe darmi tregua, il vento, vabbè, che faccia ciò che meglio crede, ma almeno la pioggia che cessi !!

Un giorno la si sopporta, due anche, 4 insomma, una settimana di fila...è troppo !! Nemmeno il tempo di asciugar la roba !!

E così sarà, il toboga che porta al "campo base" ( perchè il Langmannalaugar è base di partenza-vero per molti trekkers ) è bello secco, salvo qualche guado.

Qualche decina di guadi !! L' ultimo però... vedi foto a destra !!

Segnatevelo, strada n. 208, la strada/pista che conduce al camping "obbligato" ( essendo vietato quello "selvatiko" per via dell' esser in un Parco Protetto )

Una pista incredibile, fatta di sabbia "normale", di "sabbia pomice", di lava levigata dallo scorrer dell' acqua, caratterizzat da pareti che sembran l' ambientazione d' un film e tanta tanta vera Islanda.

Quello che andavo cercando. Una terra di sicuro non migliore di altre, perchè scorci shock ce ne sono ovunque, ma di sicuro "differente"

Solo così la si può definire...

Una caduta a buona velocità ( sabbia che inganna ) ed eccomi a salutare tanta natura, si rientra su alfalto, si rientra verso Reykjavik.

Un diluvio a tenermi compagnia e strade pressochè deserte.

Poco male, la soddisfazione del giro concluso ha la meglio e una doccia calda nel campeggio-crocevia della partenza del raid è il premio per tanta fatica. 21 giorni, 1.664km e un "ritornar selvatiko" dopo anni di vacanze "oridnarie".

Saggia decisione...