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IN
NEPAL CON GRAZIELLA 2008
IL
RACCONTO
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25
Febbraio - 22 Aprile 2008
Lo
scatolone con Graziella corre sull' ennesimo tapis roulant in
un ennesimo controllo "x" aeroportuale.
Tutto
fila liscio, e non potrebbe esser altrimenti, considerato che
nessuno vieta di imbarcare una bicicletta su un volo verso il
Nepal.
Più
proibito ( mi auguro non proibitivo ) sarà l' ingresso
alla Riserva Nazionale, teatro dell' avventura che va a cominciare.
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Doveroso
passo indietro, così da capire il "come mai"
di questo nuovo viaggio particolare.
E
sottolineo "particolare", nulla di estremo.
Era
il 2006 e, l' idea, raggiungere il Campo Base Everest con una
mountain-bike... ( vai
alla pagina e scopri com' è andata prima di continuare
a leggere )
Così,
a mò di "ripicca", eccomi qui a riprovarci. Sempre
con una bicicletta, sempre con un divieto di accesso al Parco.
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Essì,
nel Sagaramatha National Park, Regione del Kumbu, le bici non
sono ammesse, lo dice l' opuscolo.
In
barba a quella regola ( ecco la sfida, o la "ragazzata"
se preferite ) eccomi dunque ad affrontare il trekking con una
bici occultata in una sacca.
Prima
che mi scordi, questo
l' indirizzo-web dove poter legger per intero quel che è
stato lo sviluppo dell' avventura in diretta da laggiù.
Un
blog che ha riscosso un successo incredibile. Il mio grazie a
tutti quelli passati da lì.
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E
dopo le premesse... si
comincia col racconto :
Kathmandù,
il suo centro pulsante, Thamel, qualche locale in più rispetto
alla visita scorsa.
Locali
"sporchi" per soldi facili, qualche furbetto e la grossa
fetta di brave persone che mi riconoscono, si ricordan di me e
che...
...
con me hanno passato del gran tempo. O
meglio, io con loro.
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A
Graziella serviva uno zaino per contenerla.
Entra
in scena Yoghesh : la sua esperienza, le mie idee ( chiare sin
da casa com' era chiaro che se ne sarebbe occupato lui, amico
dal 2006 ) e il suo staff.
Macchine
da cucire rallentate da un black-out che quotidianamente rompeva
i maroni per 8 ore ( quattro la notte, quattro il dì )
e un mese di lavoro, dal taglio al prodotto finito.
Due
tasche, un supporto per il pannello solare, un logo, il mio logo,
ricamato a mano. Stiloso e funzionale !!
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Nel
frattempo, una decorazione "local" per la bici, ad opera
d' un maestro-tanka ( arte asiatica ), anch' egli conosciuto la
volta scorsa.
Qualche
problema ( l' invito è sempre al blog da viaggio ) iniziale
e un bel risultato alla fine.
Un
drago che corre lungo l' intero telaio, a muover quel vestito
verde-metalizzato a grana grossa che Graziella si portava da casa.
Un
drago che non ho idea di quanto sia soggetto-nepalì...
ma per qul prezzo... quello c' era !!
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Foto
di rito in centro città che è mattino presto.
Comincia
l' avventura vera lungo il trekking dell' Everest, due settimane
"canoniche", con una differenza :
quei
24 chilogrammi di zavorra ( 13 di bici, 6 di equipaggiamento foto
& video, il resto in "vestiti" ) che mi dovrò
sciroppare tra le valli e tra le vette.
Mi
duole già la schiena al pensiero !!
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Siamo
in aria di elezioni nel Paese e un volo interno, così da
evitare dei Maoisti agitati ( che pare sian lungo la prima parte
del percorso ), è decisione saggia.
Cominciare
col piede sbagliato sarebbe una sciocchezza imperdonabile in questa
sorta di rivincita.
Una
scommessa lunga due anni va ad iniziare ; si vola ai 2800 di Lukla
nb
: l' alternativa era un giorno di bus dalla città e sei/sette
giorni in più di cammino complesivi tra andata e ritorno
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Un
portatore è quel che mi ci occorre, così da prender
fiato ( un mese speso in città ha messo a terra il "mio
motore", meglio andar per gradi ).
Ma un aiuto mi ci vuole soprattutto per passare agevolmente i
check point di ingresso al Parco e altri sparsi lungo il tragitto
e presenti sulla cartina.
Controlli
che si riveleranno poi caselli disabitati, "ma vallo a sapere
prima..."
Dopo
tre giorni, proseguirò "da me". Sennò
che sfida è ?
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Con
chili e chli sulle spalle l' avventura entra nel vivo.
Si
viaggia in gruppo, e mi confondo volentieri ( per le ragioni di
cui sopra ) ora tra turisti-trekker in comitiva...
...
ora tra file di portatori,
...
ora tra colonne di yak.
Che
preferisco di gran lunga ai primi : "scagazzano" che
è un piacere, ma almeno non fanno stupide domande sul mio
zaino-enorme !!
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Poco
da segnalare, se non una vera e propria sfacchinata salendo verso
Tengboche che costringe quasi tutti a far delle pause.
Quota
a parte ( siam sui 4000 mt ! ), gli scaloni che ti portano lassù
sono delle vere rasoiate a cuore e polmoni.
Le
gambe per fortuna non si lamentano. Sarà la testa a farlo,
l' idomani mattino. Che fastidio !!
Un
aspirina e la preoccupazione per un eventuale "mal di montagna"
sparisce. Allarrne rientrato.
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Da
segnalare un casello di controllo passato indenne, l' ultimo indicato
sulla mappa, e la neve.
Neve
caduta copiosa ieri, sulla piana dirimpetto al monastero ( che
di Tengboche è monumento/attrazione ).
Che
rabbia non poter giocare ( e immortalare foto & video ) con
la Graziella e le sue ruote artigliate... ( immagine dalla stanza
ndr )
Nevicata
pomeridian-notturna, una 30ntina di centimetri almeno. E tanta
nebbia attorno che... che di montagne non se ne vedono !!
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Si
sale, altri monumenti-stupa, altre valli, un fiume che corre sulla
destra e...
Ferma
un po' ? Un caprone di montagna che a balzelloni attraversa il
corso d' acqua.
Perdo
un ora a fotografarlo, voglio lo scatto da "National Geographic".
Risultato
? Perdo un ora e perdo anche il sentiero, deviando di poco, ma
deviando "pur sempre".
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E
così al posto di ritrovarmi a Periche arrivo a Dingboche,
che è bello uguale ( e meno ventoso ) ma...
Non
ho il tempo di pensare al metro in più o in meno percorso,
e piuttosto mi dico "va che culo" , la guest house è
semideserta, confortevole, pulita. Cosa rara quassù.
E
fuori, un ora dopo dal poggiar lo zaino in camera si scatana la
tormenta. Starò qui anche domani, "bloccato"
dal secondo giorno raccomandato per la corretta acclimatazione.
Quota
4.350 mt. Meglio andarci cauti.
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Il
mattino della ri-partenza è sole pieno.
La
neve "si ritira" ben presto dal sentiero. Ed è
una fortuna visto quant' è impervio.
Una
autoscatto di un autoripresavideo e poi su, "zaino in spalla
e pedalare" .
Che
non ha troppo senso, ma... non lo ha nemmeno quest' avventura.
( questo è quel che mi son ripetuto 2 o 3 vv nei momenti
di stanchezza/sconforto )
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E
invece si che un senso ce l' ha !!
Il
Campo Base è l' obiettivo, "poche balle", a monte
( non è una battutaccia ) la pigrizia, su verso i cinquemila...
Lo
scrivo in lettere, che "pare" meno. La fatica invece
la senti, l' aria sottile la senti...
La
sente anche qualche yak che riesco a superare e fotografare.
E
se ha la lingua di fuori lui... ho detto tutto !!
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Perdo
nell' ordine gli occhiali ( dimenticati a terra dopo l' ennesimo
stop-video ),
la
pazienza ( con una colonna di yak che non si fa superare e che
alza un sacco di polvere-terra ),
le
staffe, con un trekker che, noncurante di altri, si blocca a metà
tornate/scalino, agita le sue cazzo di bacchette ( che io non
ho ancora usato ) verso valle e...
...
e per poco fa filotto, infilandocele in un occhio a testa ( io
e un ragazzo olandese che eravamo "in coda" )
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Sarà
lo stesso ragazzotto-duch "a riportarmi" tranquillo.
Ci
aiutiamo tra scatti e autoscatti e si viaggia assieme ( ha con
se un amico, più lento di noi ) ...
Anche
a livello di "stupidéra" : foto di pareti ( orizzontali
) scalate a fatica
...
e foto di "piatti locali"... ( yak-cac, per intenderci
)
Bella
maniera per digerire la tappa verso Lobuche
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Tappa
che prevede un passaggio alla mitica Piramide CNR
Orgoglio
italico, che di tricolore ha solo la bandiera issata e qualche
stickers sulla porta, a ricordare sponsorizzazioni ( anche statali
!! ) e...
E
il bello vien dopo : una foto interna tra due pc e una scrivania...
negata ( non dico tra macchinari e test segreti - e chissà
quale segretezza han da segretare !! )
Beffa
poi un "libro degli ospiti" lì da compilare.
C'è
più gusto ad esser italiani, ma oggi ( dentro lì,
dico ) no !!
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Lasciamoli
lavorare in pace allora...
Che
io ho altro da fare ( oltre allo spazzar la neve in fronte all'
entrata ) e a momenti mi tornan più simpatici i vari Sadhu
che, seppur con l' obolo, la foto te la concedono.
Dio,
ma tra quei loghi "statali" il mio contributo c'è
già. E allora che voli un fanculo-piramidale a 'sto punto
!!
Si
sente che ho dormito male ?
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Proprio
così, un Diamox consigliato ( mannaggia a lei, Emy, americanona
sorella d' un grande delle vette ) la sera prima di coricarmi
mi ha... steso.
Ma
di brutto : un continuo andare e venir dal bagno ( bagno ? )
Una
volta ci vai perchè ti scappa la pipì, la volta
dopo ( poco dopo ) ci vai perchè hai preso freddo nel "gesto",
e dunque...
...
altra pipì.
Da
segnalare l' acqua nella tinozza... ghiacciata !!
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Una
notte dunque da dimenticare...
Due
occhiaie al mattino che solo un nuovo paio d' occhiali ( acquistato
nel bazar locale ) riesce a coprirle.
Un
ultima tappa del percorso trekking che prevede l' arrivo ai 5.180
metri ( essì, oggi si scavalla la quota con il "5"
davanti ) di Gorak Shep.
Ultima
possibilità per trovar riparo ed accoglienza in G.House.
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Solitamente
da qui si riparte il mattino seguente, presto, prestissimo, con
torce alla mano.
Questo
per gustarsi un alba indimenticabile ai 5.545 metri della terrazza
Himalayana, KalaPattar ( pietra nera ).
Complice
il cielo terso, ( una rarità il pomeriggio ) l' esser arrivato
a destinazione di buon orario, e l' imput-spinta dei due olandesi
( salendo lo stesso giorno avremmo salvato un gg sulla tabella
)...
...
decido di salire "in giornata".
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...
lascio in camera tutto il superfluo, gonfio le gomme della bici
così da aver "meno da fare" una volta in cima,
infilo nuovamente la sola bici nella sacca...
STRAAACHHH
!!
Al
chiuder la zip, le ruote ( che prima eran senza gli pneumatici
) che son "diametralmente più larghe del consentito"
mi apron in due la sacca, fuoriuscendo.
Poco
male, manca davvero poco : una t-shirt a coprire ( grigia in foto
) lo strappo e i tasselli e si sale...
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Kala
Pattar, 5.545 metri, così dicon le mappe.
Da
quassù si scorge il Campo Base ( 200mt ca più in
basso ) con la sua tendopoli multicolore.
Da
quassù si scorge ( è la miglior vista in assoluto
) l' Everest ( quello scuro tra la fila di bandiere/preghiere
) .
Per
arrivarvici due ore e 40 minuti di "mazzo".
Ma
ne è valsa la pena.
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Sui
pochi metri di quel pianerottolo tra i sassi ( un palo che regge
una bandiera e una fila di colorate preghiere, nient' altro )
eccomi estrarre dallo zaino la Graziella.
Bici
che assemblo tra le facce stupite e curiose dei pochi che son
saliti con me, una foto veloce con il Gigante alle spalle e via
tutto di nuovo nella sacca.
Scendere
da quassù pedalando è impresa ardua.
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Scendere
senza un pedale ( perso nella concitazione ) impossibile.
Appagato
( e anche stanco come poche altre volte ) dall' aver raggiunto
l' obiettivo non me la prendo nemmeno per una leggezza che, di
fatto, non mi permetterà di "biciclettare" tra
le vallate...
A
onor del vero l' obiettivo era quel Campo Base che, più
in basso, l' indomani decido di non visitare.
Non
potrei pedalare comunque tra le tende e...
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...
rischierei troppo per via di militari raddoppiati e che lì
controllano eventuali problemi legati alla "situazione Tibet"
appena scoppiata....
e una situazione "fiaccola olimpica" che potrebbe creare
noie ed agitazioni.
Col
sorriso furbo di chi s'è preso una "rivincita"
durata 2 anni, scendo a valle di buon passo.
Se
rientro con un giorno di anticipo riesco a festeggiare il Capodanno
locale ( 12 aprile ndr ).
Una
buona occasione per brindare alla mia impresa...
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